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alla Cultura della Salute
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12 ottobre 2015


Empatia
Parola chiave da insegnare agli aspiranti medici nei corsi di laurea

La medicina oggi si identifica alla tecnologia. La tecnologia riconosce il malato come entità oggettiva, non come persona. Il crisma di riuscita del mezzo rischia di essere il motivo di fallimento del professionista che dovrebbe regolarlo. C'è bisogno, invece, di recuperare il rapporto empatico tra medico e paziente. Il soggetto portatore di una sofferenza deve essere riconosciuto ogni volta per la sua eccezionalità, escludendo la sua immissione in una categorizzazione tipologica in cui la soggettività è cancellata. Il malato si pone come testimonial della malattia, non come persona. 
Empatia però non si riduce al riconoscimento dell'emozionalità nell'incontro medico-paziente. Consiste in un evento cognitivo specifico che fu Karl Jaspers il primo a studiare. Al di là di attitudini personali ad esercitarlo, può essere appreso. La formazione dei medici in Italia ha bisogno anche di questo passaggio. Lo propone la Simi: inserire nel percorso di laurea in medicina e chirurgia un modulo di scienze umane, da affrontare a più riprese nell'arco dei sei anni. 

fonte:

Ansa

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