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10 aprile 2015


Copertura sanitaria universale
Il prestigioso The Lancet prende a modello il sistema sudamericano

Non bisogna più chiedersi: perché, cosa o quando, bensi come! È questo il titolo di un editoriale pubblicato nell'ottobre 2014 che riporta il dibattito in tutto il mondo sulle metodologie per assicurare l'assistenza sanitaria ai cittadini per l'intera complessa società in cui risiedono (quindi, con definizione estensiva del concetto di cittadinanza). Gli inglesi sanno trattare il problema in modo molto meno superficiale che da noi, troppo attenti al nostro ombelico o ai nostri privati vizi di forma (come ha dimostrato la discussione effettuata nella trasmissione televisiva Otto e mezzo presentata da Lilli Gruber, andata in onda giovedì 9 aprile). Nel guardare il modello sudamericano l'editorialista di The Lancet vede in un sapiente cocktail tra garanzia pubblica delle risorse, assicurazioni e capitale privato in ingresso e gestione parziale, la formula da adottare. La stessa formula adottata, di fatto, nel nostro paese ma che non funziona. Il problema quindi sta tutto nelle modalità in cui si adotta questa formula. Si deve quindi guardare alla “capacità dei paesi di aumentare la spesa pubblica per la salute. Ma il miglioramento dei sistemi basati sulla solidarietà – dice l'editoriale di The Lancet - avrà bisogno dell'espansione dei sistemi di assicurazione universale obbligatoria e il rafforzamento del settore pubblico tra cui un aumento della spesa fiscale. Queste azioni richiedono un nuovo modello di integrare diverse fonti di finanziamento di salute del settore, tra cui gettito fiscale generale, i contributi previdenziali, e spesa privata. Il grado di integrazione raggiunto tra queste fonti sarà il principale determinante della solidarietà e della copertura sanitaria universale. Le sfide fondamentali per il miglioramento della copertura sanitaria universale sono, non solo a spendere di più per la salute, ma anche ridurre la percentuale di spesa out-of-pocket, che avrà bisogno di maggiori risorse fiscali”.

La complessità dei sistemi di cura, il loro affidarsi sempre più a strumentazioni legate all'alta tecnologia più aggiornata, implicano una crescita di costi e all'impossibilità di garantire il posto-letto per degenze che non lo chiedano strettamente, e tantopiù esclude la possibilità che ogni grande centro abbia il suo ospedale. Piuttosto, strutture fortemente specializzate in grado di dare risposte adeguate con la richiesta ai pazienti di maggiore mobilità. La riforma non passa solo dalla rivoluzione del sistema di funzionamento della Sanità pubblica, ma anche da un cambiamento di cultura radicata da parte degli utenti di questo servizio.





fonte:

The Lancet

da scaricare:

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